| Litoranea Otranto S. Cesarea Terme | ||||||
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Porto Badisco |
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| Porto Badisco, è uno dei più incantevoli luoghi della memoria della Puglia. All'interno della sua baia si apre quello che è considerato il più grande "santuario" del neolitico in Europa. Secondo il mito, Enea sbarcò sulla costa pugliese dopo la fuga da Troia trovando riparo nell'insenatura di Porto Badisco (9 Km da Otranto e 5 da S. Cesarea Terme). Il luogo citato da Virgilio nell'Eneide è stato individuato grazie a una campagna di scavi archeologici. Altri segreti sono ancora nascosti in questo splendido mare, che alterna spiagge, scogliere e straordinarie grotte naturali. Proprio a Porto Badisco, infatti, sorge la celebre "Grotta dei Cervi" (scoperta nel 1970): un padiglione di roccia con tremila figure dipinte dalla mano di antichissimi abitanti, sfruttando materiali come l'ocra e il guano di pipistrello. Il suo nome è stato ispirato dalla ricorrente presenza di graffiti rappresentanti la figura di un cervo, assieme ad altre immagini geometriche, scene di caccia e danze databili a ottomila anni fa. Questa grotta è il testamento più grande del neolitico, che sia stato mai lasciato. La piccola baia di Badisco (il cui nome deriva dal greco "batus" - profondo) appare con la sua spiaggetta che occupa l'alveo di un fiume oggi scomparso. Infatti a seguito alle bonifiche degli anni '50 e '60 del secolo scorso, la baia ha cambiato notevolmente aspetto: il piccolo fiume che alimentava il laghetto è stato drenato da un grande canale. Oggi, la sorgente di quel fiume è sommersa dalla sabbia, ma si rileva la sua presenza in tanti modi. Le acque sono ricche di pesce, come sanno bene i pescatori del luogo che qui, un tempo, cercavano riparo in una delle antiche grotte: "il Cunicolo dei diavoli". Le tante leggende fiorite su questa grotta, abitata da presenze oscure, si devono anche, forse, ai millenni di storia che hanno attraversato questo luogo. Qui, fino alla metà del secolo scorso questi uomini dormivano sui letti fatti con timo ed origano, i così detti "tumi", in attesa di ripartire per le battute di pesca.
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| Dal libro terzo dell'eneide, di Publio Virgilio Marone vv. 677-699 | ||
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